Lettera al Padre

Diversi giorni fa, la prof di tedesco ci ha assegnato dei libri da leggere in vista della Maturità, uno di questi era “Lettera al Padre” di Kafka. Oggi mi sono persa tra le pagine di questo libro, che oltre ad aver suscitato in me profonde emozioni, mi ha fatto riflettere molto anche sul rapporto con mio padre.

In questa lettera , mai recapitata al genitore, Kafka cerca di spiegare le ragioni per cui lui ha paura di suo padre. E’ un vero e proprio atto di accusa contro il padre e l’educazione autoritaria da lui ricevuta, responsabile delle sue inquietudini e dei suoi turbamenti da adulto.

Ora vorrei provare anche io a scrivere una lettera a mio padre, perché mi sono resa conto che ci sarebbe molte cose che avrei voluto dirgli e non ho mai avuto il coraggio o il tempo per farlo.

Caro papà,

per prima cosa vorrei dirti che sei un papà speciale. Ho sempre fatto un po’ di fatica a capirti fino in fondo, ma ora che sto diventando “grande” inizio a capire molto di più di te, delle tue scelte e dei tuoi comportamenti. Ma ciò che è sicuro è che ti ho sempre stimato e per me sei un punto di riferimento essenziale.

Un po’ di tempo fa ad una cena con il mio ragazzo mi sono ritrovata a parlare di te e del nostro rapporto. Mi sono emoziona molto e mi sono commossa. E’ stato in quel momento che ho capito molto di noi.

Tutti ci dicono che siamo due gocce d’acqua, ed è vero. Sia fisicamente che caratterialmente siamo molto simili, sentiamo le cose allo stesso modo e ci piace prenderci il nostro spazio. Ci fidiamo completamente delle persone, ma quando ci deludono non diamo seconde possibilità. Se soffriamo cerchiamo di non darlo e vedere. Non sei mai stato un persona molto affettuosa, ma con una carezza o un abbraccio, mi cambi la giornata e mi fai sentire protetta.

I momenti passati con te della mia infanzia resteranno sempre nel mio cuore. Una delle cose che mi manca di più è quanto cantavamo insieme in macchina, o meglio io cantavo stonata e tu fischiettavi. Eravamo un duo fantastico. Gio e la mamma si lamentavano perché volevano ascoltare le canzoni in pace, ma a noi piaceva così. Oppure quando io e Gio correvamo alla porta per aprirti dopo che tornavi da una lunga giornata di lavoro.

Hai sempre passato un sacco di tempo al lavoro, ma non ci hai matti fatti sentire trascurati. Solo oggi capisco tutti i sacrifici che hai fatto per me e per tutta la famiglia  e non saprò mai ringraziarti abbastanza.  Tutt’oggi quando ti sento uscire presto la mattina, mi chiedo come fai. Sei un grande lavoratore e spero di diventare come te da grande.  So che tutto quello che hai fatto nella tua vita, te lo sei guadagnato con il duro lavoro e il sudore sulla fronte e ti ammiro molto anche per questo.

So di averti deluso alcune volte, ma solo ora capisco quanto sono stata stupida a comportarmi così. Ora sono cambiata molto, e tu lo sai.

Grazie ai tuoi insegnamenti sono diventata ciò che sono. E ne sono molto orgogliosa. Ultimamente inizio a pensare al mio futuro, e soprattutto all’anno prossimo. Trasferirmi in Germania è davvero ciò che voglio, ma lasciare la mia vita qui sarà una delle cose più difficili che dovrò fare. Mi mancherai immensamente e mi mancheranno i tuoi sguardi, i tuoi abbracci e i tuoi sorrisi, ma so che neanche la distanza potrà cambiare il bene che ti voglio. Ho paura, ma so che ci sarai sempre per me.

Spero di renderti orgogliosa di me anche da lontano.

Grazie

Ti voglio un bene immenso,

tua Martina.

 

El Buen Vivir

¿Que es el Buen Vivir? Buen Vivir (o Vivir Bien) viene de las palabras indígenas Sumak Kawsay (en quechua) – Suma Qamaña (en aymara), que significan vida en plenitud, en armonía y equilibrio con la naturaleza y en comunidad, por lo que también se le llama el Buen Convivir. El pensamiento ancestral del Buen Vivir, es un viejo-nuevo paradigma, que propone una vida en equilibrio, con relaciones armoniosas entre las personas, la comunidad, la sociedad y la madre tierra a la que pertenecemos.

En tiempos de múltiples crisis globales, el Buen Vivir viene del pensamiento de los pueblos andinos y amazónicos, como propuesta alternativa al sistema actual basado en la explotación de la naturaleza y de los seres humanos.

 

Ceviche

Recentemente ho scoperto dell’esistenza di questo piatto tipico dell’America latina. In molti hanno provato a spiegarmi cos’era e come si cucinava per avere un’idea, ma solo pochi giorni fa ho avuto l’occasione di provarlo e ora è ufficialmente entrato nella lista dei miei piatti preferiti.

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Il ceviche, cebiche, seviche o sebiche è una ricetta a base di pesce o/e frutti di mare crudi e marinati nel limone, unita ad alcune spezie come il peperoncino e il coriandolo, tipiche della gastronomia di alcuni paesi dell’America Latina che si affacciano sull’oceano Pacifico quali: Colombia, Cile, Perù, Ecuador, Panama, Messico, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica e Guatemala.

Io ho provato il ceviche messicano a base di gamberi e polipo con cipolle fagioli, cumino e altre spezie. Il sapore era molto forte e diverso da quelli a cui siamo abituati, ma molto fresco. Mi hanno spiegato che le ricette cambiano molto a seconda dei paese e della zona e che tra loro sono molto diverse.

Amore, Tempo e Morte

Qualche giorno fa sono andata al cinema a vedere Collateral Beauty. Premetto che non avevo scelto io che film vedere, ho solo accettato un invito e quindi non mi ero neanche informata di che film si trattasse.
Con mio grande stupore, ne sono rimasta decisamente colpita per diversi motivi: la regia, gli attori, ma soprattutto i temi trattati, i quali hanno provocato in me tutta una serie di domande sul senso delle cose e della vita.

Il film inizia con questa riflessione del protagonista (Will Smith): Tutto è collegato: Amore, Tempo, Morte. Questi tre elementi connettono tutti gli esseri umani sulla terra. Desideriamo provare amore, desideriamo avere più tempo e temiamo la morte“. Nel corso del film questi tre elementi vengono personificati e entrano in contatto con  il protagonista e cercano di aiutarlo a farlo uscire dalla crisi profonda causata dalla morte della figlia.

Mi sono quindi ritrovata a riflettere sull’importanza di questi tre elementi nella mia vita e in quella di tutti noi.

AMORE
Noi siamo venuti al mondo grazie ad un atto d’amore e tutto ciò che ci circonda è amore.  Impariamo ad amare i nostri genitori, fratelli e tutta la famiglia. Per tutta la durata della nostra vita incontriamo persone e instauriamo dei rapporti più o meno importanti in cui l’amore per il prossimo è alla base di tutto. L’amore ci cambia, ci fa male e ci rende umili. La potenza dell’amore fa attraversare oceani scalare montagne. In quanto esseri umani abbiamo bisogno di sentirci amati e di dare amore.

TEMPO
Il tempo è quella cosa che quando hai bisogno non ce n’è abbastanza e quando ci si annoia sembra che non passi mai. Passiamo tutta la vita a lamentarci di quanto passi in fratta, che i bei momenti sembrano durare un secondo. Ma se davvero avessimo più tempo, saremmo capaci di apprezzare allo stesso modo i momenti speciali? Secondo me no. Guardandomi indietro ho bellissimi ricordi di esperienze o aneddoti trascorsi con le persone che amo e tutt’oggi riesco ad apprezzare  perché sapevo che avrebbero avuto una durata ben precisa; se fossero durati per sempre non sarebbe stati così speciali. Questa brama di voler avere più tempo è tipica nell’uomo per qualche strana ragione, ma invece di volerne sempre di più, forse dovremmo imparare a apprezzare questo dono prezioso che ci è stato dato.

MORTE
Sono giovane, non ho mai pensato molto seriamente alla morte e (per fortuna) non ho ancora dovuto soffrire per la morte di un caro, quindi la vedo ancora come qualcosa di molto lontano e vago. In qualunque caso chiunque, me compresa, temiamo la morte, ma allo stesso tempo sappiamo che non possiamo scappare. Molta gente pensa che la morte sia la fine delle sofferenze quindi decide di fare un salto nel vuoto, sperando che ciò che ci sia dopo sia meglio della vita.
Io credo che non è la morte in sé ciò che ci spaventa tanto, ma il dopo. Perché è l’indeterminato a farci paura. Molti hanno cercato di dare un volto a questo dopo, ma non avremo mai un risposta cercata finché non tocchi a noi.

La morte di Fidel

Fidel Castro nasce a Cuba il 13 Agosto del 1926 Castro. Assieme al fratello Raúl, a Che Guevara e Camillo Cieenfuegos è stato uno dei protagonisti della rivoluzione cubana contro il regine del dittatore Fulgencio Batista.

Fu una figura molto importante nella storia della seconda metà del Novecento e allo stesso tempo molto dibattuta. Pochi giorni fa con la sua morte  (25 novembre 2016) si chiuse un capitolo della storia cubana e non solo.

In questo articolo lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa parla della figura di Fidel Castro, avendo vissuto in prima persona la rivoluzione cubana e lasciandoci così una preziosa testimonianza.

La vita è un palcoscenico e noi siamo tutti attori

Qualche giorno fa mi sono ritrovata a riflettere su questo argomento per poter scrivere un testo in tedesco. Mi sono lasciata ispirare dal monologo di Macbeth del testo di Shakespeare e questo è il risultato!

Das Leben ist eine Bühne und wir sind alle Schauspieler.

Shakespeare schrieb in seinem Werk Macbeht ,,Life’s but a walking shadow, a poor player that struts and frets his hour upon the stage [..]“, das heißt: das Leben ist nur eine Illusion, ein armer Schauspieler spreizt und knirscht sein Stündchen auf der Bühne. Wie Shakespeare glauben viele Menschen, dass wir vielleicht nicht die Besitzer von unseren Leben sind. Unser Leben ist wahrscheinlich zwecklos, wir folgen nur einen Regiebuch. Aber jemand muss dieses Regiebuch schreiben…

Die Gesellschaft, in der wir leben, hat die Macht, unseren Verstand zu prägen und deswegen auch unsere Leben entscheidend zu beeinflussen. Nicht nur die Gesellschaft, sondern auch die Kultur, die Politik, die Religion und die Medien spielen eine Hauptrolle in der Schreibung von unseren Regiebüchern. Wir, arme Schauspieler, sagen nur die Einsätze.  

Es ist, als ob wir in einem Traum leben würden. Wenn wir träumen, können wir die Realität und den Traum nicht unterscheiden. So wissen wir, die Schauspieler sind, nicht, dass wir ein Teil von dem Schauspiel sind, und wir glauben, dass das, was wir sehen,  wirklich real ist.

Man muss sagen, dass Menschen nicht alle gleich sind. Sie spielen verschiedene Rollen sowohl in der Gesellschaft als auch im Theater: Es gibt Hauptfiguren, z.B. die Politiker, die Prominenten, und Nebenfiguren , wie die Wirkleute. So kann man verstehen, dass eine Hierarchie immer vorhanden ist, weil es sie in dem Regiebuch gibt.

,,Leben ist nur ein Märchen, erzählt von einem Blödling, voller von Klang und Wut, das bedeutet nichts.”, schrieb Shakespeare und so ist es. Wir sind nicht frei, wir können nicht unsere Leben kontrollieren. Etwas oder jemand hat alle Fäden in der Hand, also sind wir nicht einmal Schauspieler, sondern Marionette. Das Schlechter ist, dass wir ohne Fäden nicht existieren können.